La pizza margherita: non esce dal forno, ma dalla stampante 3D

Usare la stampa in 3D per la preparazione delle ricette più impegnative, senza rinunciare a ingredienti rigorosamente naturali. È l’idea alla base di Foodini, dell’azienda spagnola Natural Machines che ora si è trasferita in Florida, base ideale per il lancio di nuove idee imprenditoriali.

Scelta forse troppo azzardata?! A voi le considerazioni

Spagnoli, ma con sede in Florida. Dove tutto comincia e si afferma nell’era del digitale. Perfino quando si parla di cibo. Non a caso, il nome dell’azienda, Natural Machines, accosta due termini spesso in antitesi: macchina e natura.
E invece i giovani iberici sono riusciti a coniugare questi due mondi in un nuovo modo di usare la stampante 3D. Si chiama Foodini e stampa prodotti alimentari. Un utilizzo curioso (e anche un po’ inquietante, forse, per chi ama la cucina d’autore) che però ha grandi ambizioni: i suoi inventori sono convinti che incontrerà le stesse resistenze, ma avrà anche la stessa diffusione planetaria del forno a microonde, che tanti nasi ha fatto storcere al suo esordio. La stampante 3D ha infatti un punto a favore: è basata sull’uso di prodotti naturali invece che – come nel caso dei primi microonde – su cibi pronti, trasformati e precotti. Potrebbe essere un motivo in più per fare il grande passo digitale? È quello che sperano i giovani startupper.

Come funziona

La stampante 3D Foodini automatizza alcuni processi di preparazione, come la cottura o l’impasto. È anche in grado di riempire i ravioli uno per uno con gli ingredienti prescelti. Dunque non è alternativo alla preparazione dei cibi, ma piuttosto integrativo: un supporto alle parti più impegnative o più noiose della cucina, ma con gli stessi ingredienti freschi che useremmo nella ricetta tradizionale. Con questo procedimento si possono stampare sia pietanze salate che dolci.  Gli utenti devono servirsi di capsule alimentari, riempiendole con i prodotti alimentari scelti. Non proprio con qualsiasi tipo di cibo, per la verità, ma solo con quello che ha la consistenza giusta per essere spremuto attraverso i tubi del Foodini. Gli ingredienti della ricetta, preparati a parte, vengono inseriti in speciali capsule di acciaio per uso alimentare, da cui fuoriescono per essere assemblati strato dopo strato. Teoricamente si possono stampare anche ravioli: uno per uno nella forma desiderata e pronti per l’acqua bollente. La macchina assiste le ‘procedure gastronomiche’ anche attraverso un display che propone le ricette da selezionare.
Per lanciare Foodini in serie limitata sono bastati 100.000 euro. Ora è partita la ricerca di finanziamenti per il debutto in grande scala. Il prezzo di partenza previsto è di 1000 euro.

pizza

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